Arriva NEOS, la nuova tecnologia Tapì per ridurre la carbon footprint dei prodotti

tapigroup 24 Settembre 2020 0

NEOS è l’innovativa tecnologia firmata Tapì in grado di ridurre l’impronta di carbonio dei prodotti, in questo caso specifico delle chiusure dedicate al mercato beverage, mediante l’adozione di polimeri derivati da fonti rinnovabili.

Alla base di NEOS troviamo una costante ricerca di nuovi materiali in grado di eliminare completamente l’utilizzo di fonti petrolifere, lasciando spazio a materie prime originate da fonti eco-sostenibili, a parità di prestazioni ed idoneità in campo alimentare.

Grazie all’utilizzo della tecnologia NEOS è possibile mantenere inalterate le prestazioni e l’estetica di tutte le creazioni Tapì, promuovendo l’utilizzo di materie prime generate da fonti rinnovabili ed agendo sulla loro origine senza intaccare in alcun modo le prestazioni tecniche.

La tecnologia NEOS è parte integrante del progetto di Tapì denominato “LEI – Low Environmental Impact, acronimo che definisce la mission aziendale di Tapì: contribuire all’abbassamento dell’impatto ambientale, prendendoci cura del nostro Pianeta.

La sostenibilità è, da anni, al centro dei valori e della strategia di Tapì e con NEOS ci impegniamo giorno dopo giorno a creare dei sistemi di chiusura che preservino l’ambiente, riducendo gli sprechi e aumentando l’efficienza.

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Packaging design per prevenire rifiuti, sprechi ed emissioni

tapigroup 16 Settembre 2020 0

L’intera industry del packaging ha oggi una grandissima responsabilità nell’aiutare a salvaguardare il pianeta dall’invasione di plastica e rifiuti. Ecco cosa sta cambiando.

La crisi sanitaria derivata dal COVID-19 ha rallentato il sovrasfruttamento delle risorse naturali ma, in ogni caso, il 22 agosto 2020 abbiamo vissuto l’Earth Overshoot Day. Questa giornata, in ritardo di oltre tre settimane rispetto al 2019, ha segnato l’esaurimento delle risorse naturali che il pianeta mette a disposizione annualmente. In pratica, allo stato attuale, è come se l’umanità avesse bisogno di 1,6 pianeti per soddisfare il suo fabbisogno.

Sono molti i consumatori sempre più preoccupati dall’impatto negativo che l’uomo ha sul pianeta: emissioni eccessive di carbonio, cambiamento climatico e l’infinità di plastica che inquina mari e oceani sono le problematiche maggiori (ma non le uniche) contro le quali l’intera umanità sta facendo i conti in questi ultimi anni.

Gran parte delle difficoltà scaturiscono dalla natura consumistica e capitalista a cui siamo abituati, che alimenta l’ossessione per l’acquisto di merci non sempre rispettose dell’ambiente.

Il fast fashion e l’elettronica sono due dei principali settori colpevoli. Il Regno Unito, per esempio, ha il più alto consumo di vestiti nuovi in ​​Europa, con una stima di 23 milioni di capi di abbigliamento buttati in discarica nel 2017.

Anche il mondo beverage, nonostante non sia nel mirino, da anni si è adattato alla ricerca di soluzioni sempre più sostenibili per l’ambiente. Anche in Tapì cerchiamo di dare il nostro contributo investendo in ricerca e sperimentando nuove tecnologie e processi produttivi, che permettono di seguire flussi di lavoro ottimizzati e con meno sprechi. Inoltre consentono di creare chiusure sostenibili partendo da materie prime vegetali o riutilizzando materiali di scarto. Abbiamo voluto dare un nome a tutte le best practices aziendali e a tutto quello che per noi è collegato alla sostenibilità, che è parte del nostro dna aziendale: LEI – Low Environmental Impact.

Il ruolo del consumatore nell’era della sostenibilità

Da quando la sostenibilità ha iniziato ad essere un valore aggiunto, diverse aziende hanno deciso di cavalcare questo trend spostandosi su packaging green. Ad oggi, però, creare imballaggi che rispettino l’ambiente non è più solo una tendenza, bensì una necessità per l’umanità e per il pianeta.

Inoltre, recenti ricerche dimostrano che il packaging sostenibile è tra i principali influencer delle decisioni d’acquisto. Circa l’80% dei consumatori, soprattutto nella generazione dei Millennials, si dichiara favorevole a spendere di più per acquistare da aziende che rispettino i principi di etica e sostenibilità ambientale.

In che modo il packaging design può aiutare a combattere il cambiamento climatico e gli sprechi?

L’intera packaging industry si è evoluta notevolmente negli ultimi vent’anni, poiché è stata posta una maggior attenzione alla facilità d’uso per il consumatore finale, al design e alla praticità.

Branding e stile, tempo fa, rappresentavano le uniche sfide per i designer di packaging, mentre ora sono entrati in gioco altri fattori come l’efficienza e il green. Possiamo quindi affermare con certezza che vi è una coscienza condivisa in tutta la filiera del mondo beverage: dai produttori ai designer, fino ad arrivare al cliente / consumatore.

Per le aziende specializzate in produzione di packaging, questo significa una maggior innovazione e un allontanamento dalle soluzioni “one size fits all”, per passare a imballaggi custom e studiati di volta in volta con e per il cliente. D’altra parte, questo significa maggior potenziale per i prodotti speciali e gli acquirenti potrebbero essere disposti a pagare di più per averli.

Ma in che modo i packaging designer potrebbero aiutare concretamente a combattere il cambiamento climatico e l’invasione dei rifiuti in plastica? Vediamolo insieme.

Considerare le ‘’R’’ del packaging design

Il packaging, almeno fino a poco tempo fa, si componeva per lo più di elementi poco sostenibili. Da qualche tempo, invece, ha preso il via il paradigma delle R della sostenibilità: un concetto di green-thinking che racchiude i nostri principi base in continua evoluzione: Reduce, Reuse e Recycle. L’obiettivo di tale teoria è quello di sensibilizzareprevenire gli sprechi e preservare le risorse naturali.

In Tapì, in questi ultimi anni, abbiamo sposato tale filosofia per apportare miglioramenti ai processi produttivi e per ideare nuovi tappi sostenibili capaci di permettere ai brand che li adottano di raccontare al meglio i propri valori.

Analizzare il reale ciclo di vita dei materiali per packaging

L’analisi del ciclo di vita del packaging è un problema sentito, poiché le diverse forme di imballaggio creano difficoltà nella valutazione del reale impatto ambientale.

Prendiamo, per esempio, una lattina di alluminio e confrontiamola con una bottiglietta di vetro. L’alluminio consuma più energia nella produzione iniziale, ma il riciclaggio è molto efficiente. Allo stesso tempo, il vetro consuma meno energia in produzione, ma il riciclaggio prevede la fusione del contenitore. Tuttavia, se la bottiglia viene solo lavata e riutilizzata, l’efficienza dal punto di vista energetico risulta essere maggiore rispetto al riciclaggio della lattina.

Prestare attenzione ai driver normativi

I fattori di regolamentazione rimangono di supporto e un certo numero di paesi sta promulgando, o ha emanato, protocolli che avranno impatto diretto o indiretto sulle scelte di packaging: dal riciclaggio alla riduzione della carbon footprint.

Tenendo a mente questi punti, tutti gli incentivi sono allineati per ottenere un maggior progresso in termini di diminuzione degli sprechi, di miglioramento della durata del prodotto e dell’esperienza del consumatore finale. In poche parole, meno rifiuti significa meno costi per i produttori e per l’ambiente.

 

In conclusione

Nel complesso, il settore del packaging sta vivendo un cambiamento molto positivo e i designer si stanno lanciando in sperimentazioni sempre più innovative per incontrare le esigenze di un mercato (e un mondo) in continua evoluzione.

Anche in Tapì siamo alla costante ricerca di nuove soluzioni sostenibili dedicate al mercato beverage premium e super premium. Vai alla sezione sostenibilità del nostro sito Web per saperne di più.

Con Claire Duacheux facciamo un viaggio intorno al mondo per scoprire le tendenze nel settore del beverage

tapigroup 10 Settembre 2020 0

Il mercato globale del beverage è cambiato molto negli ultimi anni. Sono cambianti i prodotti, come ad esempio la vodka, il cui consumo, dopo i successi passati, è ora in calo. Per contro, alcuni prodotti stanno avendo una crescita esponenziale delle vendite. Ne sono un esempio il gin, la tequila e altri spirit che hanno segnato vendite record, malgrado siano minacciati da pesanti tasse, come il cognac sotto l’Amministrazione Trump.

Whisky e bourbon stanno andando molto bene. Alcuni esperti hanno dichiarato che il secondo sarà probabilmente in forte ripresa il prossimo anno.

Queste statistiche sono tutte direttamente influenzate dalla millenaria preferenza per le distillerie artigianali e, in generale, dal consumo dei loro prodotti.

Si potrebbe dire che il desiderio generale di consumo di alcolici e liquori stia assumendo connotazioni diverse rispetto al passato, in particolare per i consumatori occidentali, che preferiscono prodotti ben fatti, preparati con materie prime di buona qualità e realizzati con metodi tradizionali o pseudotradizionali.

Oggi le distillerie artigianali sono riuscite a generare profitti da una quota di mercato detenuta finora dai giganti del mondo del beverage. Questa tendenza ha costretto tutti, grandi e piccoli, a ripensare non solo i propri prodotti, ma anche e soprattutto il packaging.

Oggi più che mai, il packaging deve essere in grado di comunicare la qualità e l’autenticità di un prodotto. Soprattutto nel mercato degli spirit, l’attenzione si è via via focalizzata sulla scelta della chiusura, che è passata dall’essere un dettaglio quasi inosservato ad un vero e proprio accessorio decorativo, parte integrante del packaging e sempre più fedele ai valori del marchio.

L’utilizzo del packaging e delle chiusure come un vero e proprio strumento di comunicazione è una tendenza più o meno costante in tutto il mondo. E per rispondere a questa nuova esigenza, noi di Tapì ci stiamo muovendo su più fronti.

Il Messico e gli Stati Uniti, ad esempio, sono mercati particolarmente strategici per noi. La tequila ha registrato un’impennata negli ultimi anni e anche il mondo del mezcal ha dimostrato
grandi potenzialità.

Gli Stati Uniti sono strategici per motivi diversi. Uno di questi è il successo delle distillerie bourbon
artigianali, perché, come già detto, quando si intraprende questo tipo di business è importante essere tempestivi nelle consegne e reattivi con i servizi locali.  

La Francia rimane un Paese chiave per il nostro business, grazie al cognac, che è un prodotto molto importante per noi, sia dal punto di vista dei ricavi che del posizionamento del Gruppo in questa specifica nicchia di mercato. Possiamo tuttavia vantare ottimi risultati anche con altri prodotti, come il whisky francese, il gin, il rum, la vodka e altri distillati, ma anche con i prodotti dell’industria dei profumi, dei cosmetici, dei condimenti e presto anche della birra artigianale.

Un altro mercato strategico del Gruppo è naturalmente la Scozia, che offre enormi opportunità di sviluppo per l’azienda nel suo complesso. Parallelamente continuiamo a lavorare con alcuni mercati tradizionali, come l’Italia, la Germania, la Spagna, la Gran Bretagna e l’America centrale e meridionale, dove seguiamo con attenzione il possibile boom della cachaça premium e super premium.

Negli ultimi anni abbiamo osservato una crescita costante, in termini di produzione di alcolici, in Asia orientale e in India, il che spiega il nostro dinamismo per individuare nuovi potenziali clienti in queste aree.

Pensa globalmente, agisci localmente.

Questo è ciò che i nostri clienti ci chiedono sempre più spesso e questo slogan potrebbe essere usato per riassumere il mio ruolo di Global Strategic Account Manager.

Occorre globalizzarsi e mettere a punto un solido piano di emergenza, ma al contempo è necessario offrire un servizio locale, attento alle specificità dei diversi mercati.

Il mio lavoro implica una buona attitudine a negoziare con referenti di tutto il mondo, senza trascurare né sminuire i contatti locali, che sono fondamentali, sia come acquirenti, sia nello sviluppo del packaging. Ciò impone una certa diplomazia nei rapporti con i clienti e l’adozione di diverse modalità di lavoro.

I fusi orari, ad esempio, hanno un forte impatto nel mio lavoro, considerando dove vivono i miei clienti e inoltre mi trovo spesso in viaggio. È utile saper comunicare in varie lingue, oltre che nella mia lingua madre, il francese. Ovviamente l’inglese e anche l’italiano sono utili per le comunicazioni interne e con alcuni clienti chiave, così come, per gli stessi motivi, lo spagnolo. Non meno importante è la capacità di lavorare in team e di dialogare attorno a un tavolo assieme ai vari reparti aziendali, come la Direzione Generale, le Vendite, il Marketing, gli Acquisti, la Ricerca e Sviluppo, la Produzione, la Qualità, l’Amministrazione e così via.

Senza un lavoro di squadra è impensabile concludere un affare di 80 milioni di chiusure, anzi, direi impossibile. Questo, forse, è l’aspetto più interessante di questo nuovo ruolo.

Ho la fortuna di lavorare con dei colleghi fantastici, che hanno capacità incredibili. Sono convinta che un grande successo si assapori meglio se si ottiene grazie al lavoro di squadra.

Questo articolo è pubblicato sulla nostra
rivista cartacea TapInk.

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L’anima sostenibile di Tapì da oggi ha un nome: LEI

tapigroup 8 Settembre 2020 0

LEILow Environmental Impact – è l’acronimo che definisce in modo semplice la mission aziendale di Tapì: contribuire all’abbassamento dell’impatto ambientale, prendendoci quindi cura del nostro Pianeta.

LEI, inoltre, è inteso come personificazione di Madre Terra, colei che accudisce il mondo e che ci insegna a rispettare l’ambiente in cui viviamo. 

LEI nasce per dare un’identità chiara ai progetti, gamme di prodotto, tecnologie, processi produttivi e best practices aziendali che possiamo definire sostenibili, ovvero ideate e sviluppate per avere il minore impatto ambientale possibile.

Green design, trasparenza, soddisfazione del cliente e sostenibilità: questi i valori alla base della visione di Tapì per il presente e il futuro.

Da 20 anni ci impegniamo a garantire metodologie di produzione, filiere di approvvigionamento e processi di lavorazione dei materiali il più sostenibili possibile, adottando fonti di energia alternativa e rinnovabile e investendo costantemente in ricerca e innovazione. Oggi progettiamo e realizziamo chiusure sostenibili e dal basso impatto ambientale, in linea con le esigenze di green-design di nostri mercati di riferimento.

Tra queste possiamo menzionare NEOS, una tecnologia innovativa in grado di ridurre l’impronta di carbonio dei prodotti mediante l’utilizzo di bioplastiche provenienti da fonti rinnovabili, che ci dà modo di realizzare chiusure eco-sostenibili mantenendo inalterate le prestazioni tecniche.

E ancora, Abor: l’innovativo processo di produzione attraverso il quale realizziamo chiusure per il mondo spirits partendo dagli scarti di distillazione dei nostri stessi clienti, riutilizzando così delle materie prime che andrebbero altrimenti smaltite e creando un elemento di packaging in grado di raccontare la storia del prodotto che sigilla.

Sempre sul concetto del riutilizzo abbiamo lanciato anche T-Cask, un processo di recupero del legno delle botti dove vengono fatti maturare i prodotti, giunte al termine del loro ciclo di vita, che ci dà modo di realizzare delle chiusure craft e dall’animo green.

Abbiamo anche ideato un corretto riciclo dei componenti con Duo, una chiusura con testa e gambo disassemblabili manualmente, e posto le basi per una soluzione di chiusura ibrida, denominata Pure, proposta in alternativa alle comuni soluzioni in plastica o in sughero, e costituita invece dall’unione di bioplastiche generate da fonti rinnovabili – NEOS – e da micro granuli sterilizzati di sughero naturale, uniti senza l’utilizzo di collanti poliuretanici.

Questo e molto altro è LEI, una sorta di ritorno alle origini, dove il rispetto per gli elementi naturali e ambientali era alla base di qualsiasi azione compiuta dell’essere umano. E con la stessa ispirazione anche noi di Tapì lavoriamo oggi per un’organizzazione aziendale più sostenibile, con un’attenzione costante alle necessità e bisogni dei nostri dipendenti, collaboratori e clienti, con il fine di proporre delle soluzioni di prodotto e servizio in grado di soddisfare il nostro mercato, preservando allo stesso tempo il nostro Pianeta.

 

 

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Il legno nelle chiusure: i progetti Wood di Tapì

tapigroup 27 Agosto 2020 0

Il legno è un materiale nobile, molto apprezzato per la creazione di chiusure eleganti e raffinate. Una panoramica sui progetti Wood firmati Tapì.

Tapì nasce, oltre 20 anni fa, per rendere un oggetto come il tappo, uno degli elementi chiave dell’intero packaging.

Seppur, almeno all’inizio, la nostra attività si sia concentrata sulla produzione di chiusure innovative in materiali sintetici, nel corso degli anni, il nostro reparto di Ricerca e Sviluppo si è domandato in che modo poter rendere questi oggetti, spesso inosservati, ancora più unici e personalizzati.

Da questo, e dal nostro essere sempre attenti alle evoluzioni dei trend del mondo packaging, sono nati alcuni progetti in diverse essenze lignee: creati per anticipare un’esigenza di mercato che si sarebbe sviluppata da lì a pochi anni.

Anche l’attivazione della nostra sede Messicana, avvenuta nel 2014, è stata un caposaldo che ci ha permesso di perfezionare le nostre competenze in questo settore. L’azienda, specializzata proprio nella realizzazione di tappi in legno, ha offerto all’interno Gruppo la possibilità di modificare radicalmente la vision, spostando l’attenzione verso lo studio delle potenziali applicazioni del legno su segmenti di mercato differenti.

Grazie alla concomitanza di tutti questi fattori, quindi, possiamo affermare con certezza che già cinque anni fa eravamo precursori della produzione di tappi in legno e, ad oggi, la nostra posizione di leadership è sempre più affermata, grazie alla profonda conoscenza e presidio di tutta la supply chain: dalla foresta al prodotto finito.

Oggigiorno lavoriamo solo legno di cui possiamo assicurarne e controllarne personalmente la filiera. Questo ci permette di saltare procedimenti complessi e di creare progetti ad hoc per le nostre esigenze e sulla base dei bisogni dei nostri Clienti.

Presidiare dall’interno la filiera, infatti, ci porta a una maggior reattività sulla base delle necessità di un mercato in costante cambiamento e ha consentito sia una crescita dal punto di vista strategico, sia produttivo, soprattutto in Europa e nelle Americhe.

Attualmente, la domanda di mercato di chiusure in legno nel settore spirits è molto elevata. Noi di Tapì, in qualità di precursori in questo settore, abbiamo la possibilità di fornire tappi di diverse forme e dimensioni, ma anche personalizzabili in molteplici essenze e finiture.

Dalla nostra esperienza nel mondo del legno, sono nate nel corso degli anni diverse gamme di prodotto, tra cui T-Wood, Speakeasy e Signature Wood Inspiration.

T-Wood

T-Wood è una gamma di chiusure bar-top con testa in legno, realizzabile in diverse essenze e con gambo in materiale sintetico, disponibile anche nella versione da fonte rinnovabile – NEOS -, in micro-agglomerato o in sughero. T-Wood nasce per valorizzare un design essenziale, combinandolo con il fascino di un materiale naturale come il legno, il tutto garantendo funzionalità e prestazioni tecniche.

L’evoluzione della gamma T-wood ha riguardato anche la tecnica di assemblaggio dei componenti. Siamo stati infatti tra i primi a proporre la co-iniezione, una tecnica che permette di saldare testa e gambo senza l’utilizzo di colla. Questa tecnologia garantisce una tenuta perfetta dei componenti gambo e testa, evitando il rischio di rotture e salvaguardando quindi, oltre alla funzionalità del prodotto, la qualità stessa del distillato sigillato.

Speakeasy

Con questo progetto abbiamo deciso di rievocare il mood segreto e un po’ elitario degli speakeasy, locali di classe che durante il proibizionismo degli anni Venti negli Stati Uniti vendevano illegalmente bevande alcoliche. La gamma comprende tre differenti collezioni di chiusure, da abbinare a diverse tipologie di bottiglie.

Prodotti dal fascino alchemico, che rivisitano le linee dei contenitori farmaceutici in chiave ricercata e moderna. Ciascuna collezione è presentata con una confezione dedicata, contenente varie versioni di chiusure, ognuna delle quali è la combinazione di materiali grezzi e design sofisticati, in grado di valorizzare le particolarità della bottiglia che sigillerà.

Tutte le chiusure Speakeasy sono personalizzabili: dalla scelta della testa, alla tipologia di gambo e materiali, fino alla customizzazione con loghi e laserature.

Signature Wood Inspiration

Concepite e realizzate come delle sculture in legno lavorato, con preziosi inserti personalizzabili, le chiusure a T e screw cap della linea “Wood Inspiration” fanno parte di Signature, la gamma premium di Tapì dedicata ai più ambiziosi brand di distillati, condimenti e cosmetica. Una sintesi di perfezione artigianale, esaltazione estetica e tecnologica, che interpreta l’espressività del legno, valorizzandone le naturali venature, giocando con l’eleganza delle forme, delle finiture e dei particolari.

Il legno, materiale nobile e prezioso, è l’assoluto protagonista di tutti i sigilli dell’intera collezione Wood Inspiration, che oggi si arricchisce di due nuove tipologie di finiture: Exotic Woods e Craft Effect. La prima è creata grazie alla lavorazione di legni rari ed esotici, dai sapori lontani e misteriosi, adatta per impreziosire spirits e condimenti dalle note insolite e originali per valorizzarne l’intera filiera.La seconda, ovvero la declinazione Craft Effect nasce come punto di incontro tra il legno grezzo e la vera pelle. Un risultato unico che permette di esaltare le qualità di artigianalità di ogni singolo prodotto e packaging sigillato.

Chiusure che non sono semplici tappi, ma elementi di comunicazione che esprimono i valori ai quali i prodotti sono intrinsecamente legati. Il legno esprime lo stile Signature richiamando valori antichi e una bellezza che resiste alla prova del tempo. È eleganza, capace di suscitare un senso di calore quasi primordiale alla vista e al tatto.

Questo articolo è presente all’interno della nostra rivista cartacea TapInk.

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Essere il direttore HR durante un’emergenza: a tu per tu con Giacomo Dall’Ava, Responsabile HR di Tapì S.p.A.

tapigroup 27 Agosto 2020 0

La pandemia da COVID-19 ha portato a delle modifiche, più o meno radicali, al normale svolgimento delle attività lavorative. Abbiamo deciso di intervistare Giacomo Dall’Ava, HR Manager, per farci raccontare in che modo Tapì abbia reagito e gestito con prontezza l’emergenza.

Giacomo Dall’Ava è responsabile HR di Tapì S.p.A. dal febbraio del 2019. Laureato in Filosofia, con specializzazione in Scienze Cognitive e Processi Decisionali, nel 2017 ha conseguito un Master in People Management e Human Resources presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

A una gestione classica delle Risorse Umane affianca progetti più innovativi relativi al benessere dei dipendenti e alla coltivazione dei talenti: entrambi aspetti sempre più necessari all’interno dell’azienda.

In particolare, ci ha raccontato in che modo Tapì sia riuscita a garantire fin da subito lo svolgimento delle attività lavorative nel pieno rispetto della salute di personale dipendente e collaboratori.

L’Italia sta vivendo un periodo molto particolare, con ripercussioni in svariati settori: come si sta muovendo Tapì nella gestione dei dipendenti e nell’organizzazione del lavoro?

Poiché Tapì rientra tra le aziende indispensabili per la filiera alimentare durante il periodo di lockdown istituito dal Governo abbiamo potuto mantenere aperta l’attività, seppur con ritmi differenti rispetto al solito, a causa del riassestamento in corsa dell’intero mercato.

Ma se da una parte siamo stati fortunati perché abbiamo avuto la possibilità di lavorare senza interruzioni, dall’altra abbiamo dovuto mettere in campo tutto le nostre forze per garantire la sicurezza e la salute dei dipendenti nel minor tempo possibile, seguendo le linee guida del Ministero della Salute e le indicazioni fornite dalla Regione Veneto.

Per minimizzare qualsiasi rischio, il mio team ed io eravamo alla continua ricerca di informazioni ufficiali che ci permettessero di fare di più e di andare oltre il criterio minimo, inserendo più attenzioni di quelle che lo Stato stava dando. Purtroppo, tra la fine di febbraio ed i primi giorni di marzo non si sapeva ancora quanto questa situazione fosse grave e molte aziende si sono trovate a fronteggiare informazioni centellinate, di settimana in settimana, con la necessità di prendere velocemente decisioni per tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti. Sin dall’inizio abbiamo deciso di agire preventivamente adottando misure di sicurezza come, per esempio, una distanza minima di 2 metri tra le persone, i divisori in ufficio tra le postazioni e lo smart working.

Applicare il lavoro da casa, in così poco tempo, per un’azienda come Tapì è stato tutt’altro che facile. Di fatto, siamo un’azienda di produzione e ci siamo trovati ad organizzare lo smart working per un numero elevato di dipendenti in tempi rapidi, tenendo in considerazione le necessità delle diverse funzioni aziendali legate ai processi di produzione.

Ovviamente, niente è impossibile e abbiamo deciso di dare priorità assoluta ai lavoratori con maggiori necessità (i lavoratori cosiddetti fragili, con carenze a livello di salute o con familiari conviventi appartenenti alle categorie più deboli), per poi passare alla gran parte del comparto impiegatizio.

Per quanto riguarda la produzione invece abbiamo sfruttato eventuali giornate di ferie nel periodo più profondo della pandemia. Il tutto senza usufruire, ad oggi, della cassa integrazione messa a disposizione dallo Stato Italiano per coprire questa situazione straordinaria di emergenza.

Attualmente abbiamo ancora diversi dipendenti che usufruiscono del lavoro da casa, poiché abbiamo deciso di mantenere un accesso limitato agli uffici, abbiamo ridotto i flussi di uscita per la pausa pranzo portando all’interno dell’azienda dei pasti confezionati monoporzione, evitando così eventuali assembramenti tra i dipendenti e contatti con luoghi esterni.

Per quanto ora la situazione sia sotto controllo, l’emergenza non può dirsi completamente rientrata e non è questo il momento di vanificare tutti gli sforzi fatti dallo Stato, dalle aziende e dagli stessi cittadini.

In pochi giorni Tapì, come la maggior parte delle aziende italiane, si è trovata ad affrontare cambiamenti che, in normali condizioni, avrebbero richiesto anni per avvenire. Questo cos’ha comportato e quali sono le regole fornite ai dipendenti?

A partire dai primissimi focolai, quello di Codogno e quello di Vo’ Euganeo, abbiamo fatto moltissima informazione con i nostri dipendenti e collaboratori. Ogni settimana mandavamo delle mail con i nuovi regolamenti, interni ed esterni, le indicazioni ministeriali e quelle regionali.

Sin da subito abbiamo deciso di fare una formazione diretta a tutti i dipendenti, sul corretto utilizzo delle mascherine, gel sanificanti e su tutte le novità introdotte in azienda per migliorare i flussi di lavoro evitando il contatto diretto tra le persone. Così è stato per entrambi gli stabilimenti italiani: di Rossano Veneto e Massanzago.

Come dicevo poco sopra, tutte le regole che abbiamo stabilito sono tutt’ora attive perché non è questo il momento di abbassare la guardia, anche come segnale di sensibilizzazione nei confronti dei nostri dipendenti verso quanto accade all’esterno delle mura dell’azienda.

Ci siamo trasformati in divulgatori di quello che succede, anche perché l’emergenza ha portato ad una situazione di infodemia senza precedenti e di difficile gestione, esponendo le persone a fake news molto pericolose (per esempio quella di fare i gargarismi con acqua e candeggina per disinfettare l’organismo). In un momento del genere, di paura dell’ignoto, si è più esposti agli errori ed è per questo che abbiamo voluto aprire una finestra di dialogo così grande con tutti coloro che lavorano al nostro fianco.

Partendo da questa emergenza, quali strade ha intrapreso Tapì per potenziare ulteriormente l’innovazione che l’ha sempre contraddistinta?

Sicuramente tra le innovazioni introdotte troviamo il remote working, non tanto visto come semplice lavoro da casa, ma come agevolazione tra l’organizzazione del lavoro e della vita privata. Infatti, una tra le ombre del lavoro da remoto è quella di essere sempre connessi e, avendo Tapì sedi in tutto il mondo, le comunicazioni possono arrivare a qualunque ora.

Sulla base di questo, il rischio poteva essere quello che le persone non staccassero mai la mente dal lavoro andando così ad incidere negativamente sullo stato di salute e benessere.

Ancora una volta, quindi, il team di task force per affrontare lo stato di emergenza si è trasformato in gruppo di divulgatori, inviando informative chiare su come affrontare il lavoro da remoto, svolgendo le dovute pause e staccando agli orari indicati. Abbiamo cercato di consultare singolarmente i dipendenti, così da avere chiare le singole necessità e trovare delle soluzioni che ben conciliassero la vita lavorativa a quella familiare.

In un momento di grande difficoltà come quello che abbiamo vissuto (e che stiamo ancora vivendo) abbiamo deciso di unirci ancora di più e in questa occasione abbiamo ricevuto un grande sostegno soprattutto da parte dei nostri dipendenti, i quali si sono adattati ai regolamenti senza alcun problema e che ci hanno aiutati nell’intero processo di informazione e sensibilizzazione.

È cambiato il ruolo dell’HR in questo momento? Se sì, in che modo?

Da quanto emerso finora è certo chiaro quanto il ruolo dell’HR sia cambiato. Si sono intensificate le comunicazioni con i dipendenti ed è aumentato ancor di più l’interesse nei confronti del benessere, della salute e della sicurezza delle persone che vivono l’azienda.

Una grande attenzione è stata data alla formazione e all’informazione, anche relativa alle tematiche più personali.

L’emergenza scaturita dalla pandemia da COVID-19 ha posto il mondo del lavoro di fronte a molteplici difficoltà ma, allo stesso tempo, ha offerto nuove opportunità relative a una gestione più smart delle diverse mansioni aziendali. Secondo la sua esperienza, ritiene che l’Italia sia pronta per uno smart working più generalizzato?

Mi sento di affermare che l’Italia è sicuramente pronta, ma dobbiamo far fronte ad alcune problematiche. Spesso si pensa che i freni siano dati da una bassa digitalizzazione del Paese, ma l’emergenza ci ha insegnato che in molti casi disponiamo già oggi degli strumenti di cui necessitiamo per un corretto lavoro da remoto.

Credo, invece, che quello su cui porre maggiormente l’attenzione sia la preparazione a livello personale di dipendenti, manager e imprenditori, un passo verso un cambio di mentalità che tutti siamo chiamati a fare. Per far sì che lo smart working resista anche post emergenza sono necessari due ingredienti: fiducia da parte degli imprenditori e responsabilità da parte dei dipendenti.

Oggi non possiamo realmente misurare se ci sono o non ci sono i presupposti per andare avanti con questo approccio, perché di fatto non c’è mai stato. Non possiamo parlare di smart working vero e proprio, perché semplicemente ci siamo tutti rimboccati le maniche per poter continuare a lavorare tutelando la salute dei dipendenti e collaboratori.

Quando questo virus sarà solo un ricordo si potrà pensare a una formazione, nei confronti del management e dei lavoratori, insegnando il reale valore della mission aziendale e trasmettendo il reale valore del concetto di azienda: non solo un luogo fisico dove recarsi ogni mattina, ma un organismo olistico di conoscenza. Non persone che lavorano singolarmente, ma un ecosistema composto dal lavoro di tutti. Non focalizzarsi sulla propria mansione tecnica specifica, ma una maggior attenzione al ruolo all’interno della filiera aziendale.

Se tutto questo funzionerà, allora sono fermamente convinto che si potrà fare un vero e proprio upgrade.

Intervista Adam Ryan Head of Pentawards

tapigroup 1 Luglio 2020 0

Nel mese di ottobre si dovrebbe tenere la Cerimonia di Gala per la consegna dei premi della XIV edizione di Pentawards, l’evento di portata mondiale che coinvolge tutto il mondo del packaging design e alla quale noi di Tapì parteciperemo in qualità di sponsor.

Data l’incertezza di questo particolare momento storico, che potrebbe influire sul regolare svolgimento di questa attesa manifestazione, abbiamo deciso di intervistare Adam Ryan, Head of Pentawards, chiedendogli di raccontarci la storia di questo premio internazionale ed i programmi più dettagliati per il prossimo futuro.
 

  1. Che cosa sono i Pentawards e com’è nata l’idea di questa competizione?

Pentawards è il primo e più prestigioso concorso globale dedicato esclusivamente al packaging design.

Fondato in Belgio nel 2007, Pentawards è stato ideato dai coniugi Jean Jacques e Brigitte Evrard. La coppia, entrambi laureati in design, ha fondato l’agenzia di design Carré Noir e il Desgrippes Gobé group.

Nell’ottobre 2016, Pentawards è stato acquisito da Easyfairs, società tra le Top 20 a livello globale, specializzata nell’organizzazione di fiere ed eventi, con un ricco portafoglio eventi nel settore del packaging.

Negli ultimi anni, Pentawards è cresciuta molto e oggi, lungi dall’essere una mera competizione, è divenuta fonte di ispirazione, in grado di interconnettere la comunità globale del packaging, grazie alla cerimonia annuale di Gala, le conferenze internazionali, le mostre dei vincitori, gli eventi di networking, le piattaforme dei social media e i libri.

La nostra mission è promuovere il packaging design, aggiungere valore e interconnettere la nostra bella comunità.

  1. I Pentawards sono il massimo riconoscimento nel mondo del packaging design. Quante aziende, tra sponsor ed espositori, coinvolge ogni anno la vostra manifestazione?

Quest’anno il concorso ha registrato un altro anno da record, abbiamo ricevuto oltre 2.000 iscrizioni da 60 paesi di tutti e 5 i continenti, con i maggiori contribuiti provenienti da paesi come Russia, Spagna, Cina, Stati Uniti e Regno Unito. Sono state selezionate quasi 400 candidature nelle sei categorie principali del concorso, per un totale di 59 sottocategorie.

4 sono i nostri principali sponsor: UPM Raflatac (Finlandia), Reflex (Regno Unito), Shenzhen Baixinglong Creative Packaging Co.,Ltd (Cina) e naturalmente Tapì (Italia). Ogni sponsor proviene da un settore diverso della catena di fornitura del packaging e siamo molto orgogliosi della rappresentanza globale dei nostri sponsor.

Intratteniamo anche importanti relazioni con media partner, associazioni e fiere riconosciute a livello mondiale, come l’European Packaging Design Association (EPDA) con sede in Germania, la Packaging Premiere (Italia) ed Etapes (Francia).

  1. Cosa significa essere vincitori di un premio Pentawards?

Vincere un Pentaward è considerato da molti come il più alto riconoscimento per il packaging design, a livello globale. Vincere un Pentaward può rappresentare l’apice di molte carriere creative, soprattutto perché la giuria internazionale che sceglie i vincitori, è composta da loro coetanei.

Posso dire in tutta onestà che abbiamo una giuria strepitosa e continuiamo a spingere per una sempre maggiore diversificazione dei membri che la compongono, assicurandoci di avere rappresentanti di diverse nazionalità, età, sesso, educazione, competenze, esperienze, conoscenze ed etnie.

La giuria di quest’anno è composta da membri provenienti da 18 paesi di 3 continenti. Per la prima volta annovera i rappresentanti di India, Danimarca, Armenia, Svizzera e Brasile. Siamo cresciuti aggregando un ampio e variegato gruppo di agenzie di design, marchi e collaborazioni che includono: Lego, Nestlé, Amazon, Microsoft, Shiseido & Facebook.

Vincere un Pentaward è più di un semplice trofeo, sono gli onori e le opportunità che ne derivano. I vincitori ricevono un’ampia visibilità attraverso la stampa mondiale, gli eventi dal vivo, il sito web, le piattaforme social e la promozione mediatica. I vincitori inoltre vengono inseriti nel prestigioso best seller mondiale “The Package Design Book”, distribuito in oltre 60 paesi.

Vincere uno dei premi Pentawards può cambiarti la vita, aiuta a fare nuovi affari, creare fiducia, connettersi con i colleghi, lanciare carriere e realizzare sogni. Avere l’opportunità di celebrare questi grandi risultati, soprattutto sul palco della nostra cerimonia di Gala, permette ai vincitori di essere visti dalla comunità globale del packaging design.

 

  1. Come il settore eventi, e nel dettaglio Pentawards, sta affrontando le difficoltà legate alla pandemia da COVID-19? Come il nuovo coronavirus modificherà i prossimi eventi firmati Pentawards? Quali sono i piani per il futuro, per portare avanti le diverse manifestazioni nel rispetto delle nuove norme di distanziamento sociale e, in generale, di prevenzione?

Siamo ottimisti sul fatto di poter tenere la nostra cerimonia di Gala in ottobre, tuttavia crediamo sia di fondamentale importanza garantire la sicurezza dei giudici, del personale e dei partecipanti in un momento così difficile e delicato come quello che stiamo vivendo. Dobbiamo essere realistici e proporre alternative, nel caso non sia possibile organizzare un evento dal vivo.

In tutto il mondo sono molte le aziende e i marchi che hanno scelto di non fermarsi e di tenere eventi online. Prendete Giorgio Armani, che ha trasmesso in streaming dal vivo la sua sfilata di moda a Milano, all’interno di uno spazio vuoto in città oppure i festival trasmessi online: questi eventi hanno riscosso un enorme successo, dimostrando che si può ancora comunicare e connettersi con il proprio pubblico di riferimento.

Negli ultimi mesi abbiamo lanciato una serie di Instagram Takeover, affidati ai creativi e ai designer più autorevoli, per contribuire a condividere un po’ di positività, ispirazione e consigli per chi lavora da casa in questo periodo di pandemia da Covid-19. Tutto ciò ha funzionato molto bene e ha raggiunto più persone di quante ci aspettassimo. Prendendo spunto da questo esempio, potremmo valutare l’opzione di una cerimonia di Gala online.

Easyfairs adotterà nuove misure di sicurezza per proteggere il proprio personale, i clienti e i partner delle nostre mostre, introducendo nuove regole in grado di ottemperare a linee guida e leggi governative diverse, come, ad esempio, l’introduzione di regole che garantiscano il distanziamento sociale, misure di pulizia rigorose, l’introduzione di ulteriori controlli che includano la misurazione della temperatura con le termocamere, il prolungamento dei giorni della manifestazione e degli orari di apertura, percorsi a senso unico e l’eventuale contingentamento dei visitatori. Attualmente abbiamo un sistema chiamato “Easy Go” che permette a espositori e visitatori di scansionare i badge, senza alcun contatto e in modo totalmente e sicuro.

Qualunque cosa decideremo, faremo in modo che sia ai massimi livelli. Il nostro impegno è quello di fornire supporto alla nostra comunità, durante tutto questo periodo, continuando a celebrare la creatività del packaging design.

  1. Pensi che il mondo del packaging ha subito o subirà delle flessioni legate a questa nuova crisi a livello globale?

Sono un ottimista e generalmente vedo il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, anche se in questo frangente è stata dura.

La gente fa quello che sa fare meglio… evolversi e adattarsi. Alcuni esempi sorprendenti di aziende che si stanno adattando alla situazione sono i distillatori di alcolici che si stanno orientando verso la produzione di disinfettanti per le mani o le case automobilistiche che usano le loro fabbriche per produrre ventilatori.

Secondo alcune ricerche, in tempi di emergenza, a fronte di un rallentamento dell’innovazione del prodotto si registra una marcata innovazione del marchio. I marchi troveranno quindi nuovi modi per interagire con i consumatori e il packaging acquisterà enorme rilevanza. Penso che il packaging connesso inizierà a svolgere un ruolo di primo piano, grazie soprattutto alla possibilità di usare i codici QR, per saperne di più su un prodotto, senza toccarlo. I designer progetteranno più per la casa che per l’individuo.

Dei nostri Instagram takeover vorrei condividere alcune brillanti citazioni di 3 esperti di packaging design, che riassumono l’esperienza del COVID-19:

Steve Honour, Design Manager Europa e Africa presso Diageo e membro della giuria di Pentawards:

“Siamo in isolamento, ma la nostra creatività non lo è”

Carolina Alzate Alvarez, CEO di OpenLab e membro della giuria di Pentawards:

“Questo momento di incertezza è un’opportunità per creare qualcosa di nuovo”

Karim Rashid, Designer

“Il design ha bisogno di ritrovare il senso dello star bene, del bello e del problem solving”.

Mauro Porcini, Senior VP e Chief Design Officer di PepsiCo

“Il vero design riguarda noi come esseri umani, il nostro talento e la nostra capacità di creare qualcosa di significativo per il mondo e per gli altri. In questo momento questo è più importante che mai”.

“L’innovazione del prossimo decennio sarà la più impattante di sempre”. Si tratta di una citazione tratta dal magazine Forbes del 2019 e i recenti avvenimenti fungeranno da catalizzatore.

Negli ultimi anni, i designer, i marchi, i fornitori/produttori di packaging si sono tutti concentrati sulla sostenibilità e questo trend è fondamentale per l’industria, ma ora sarà tutto rimodulato, tenendo conto della preoccupazioni per l’igiene e la sicurezza dei consumatori. Durante la pandemia si è diffuso l’uso dell’e-commerce e molti marchi saranno costretti ad intensificare gli sforzi e fronteggiare la pressione crescente dei costi.

Com‘è cambiato il packaging nel segmento premium del settore spirits

tapigroup 22 Maggio 2020 0

Il concetto di premium nel mondo distillati e l’evoluzione del packaging di lusso

Il lusso, per sua stessa natura, è visto come sinonimo di esclusivitàvalore elitario, altissima qualità dei materiali utilizzati e di costo elevato. Tutti concetti che si possono applicare a quello che è il settore spirits, dove il segmento premium sta subendo la cosiddetta “polarizzazione della domanda”.

Nella pratica, in questi ultimi anni, stiamo assistendo a una notevole spaccatura nel mercato dei distillati: i prodotti mass-market continuano a mantenere una posizione di grande importanza, mentre quelli appartenenti alla fascia mainstream, ovvero di medio livello, stanno perdendo quota di mercato in favore di distillati di alta gamma, ovvero premium. Un’evoluzione molto interessante che tocca strettamente da vicino anche il mondo del packaging, fortemente collegato al settore del beverage di lusso.

Questo andamento di mercato dimostra che i consumatori, acquistando prodotti premium, soddisfano non solo i loro bisogni, come accade con i prodotti mass-market, ma anche e soprattutto i loro desideri. E in che modo è possibile rendere appetibile un prodotto che il consumatore, magari, non conosce? La risposta è molto semplice: attraverso l’involucro.

Il packaging design nel mondo degli spirits premium

A seguito di una domanda sempre più forte di prodotti premium, l’offerta si è inevitabilmente adattata. Ad oggi è possibile trovare un’infinità di distillati che ben si posizionano in questo segmento di mercato e per il consumatore finale è difficile effettuare una scelta basata solo sulle informazioni scovate online. Per guidare l’acquisto diventa necessario impostare una forte comunicazione visiva, proprio attraverso la scelta di elementi di packaging coerenti con i valori aziendali e il prodotto proposto.

Oggigiorno è molto difficile individuare un trend unico legato al concetto di lusso nel mondo del beverage packaging design. Il filo conduttore resta certamente la lavorazione speciale ed esclusiva, anche adottando materiali e tecnologie innovative e sfruttando così la contaminazione tra più settori.

In questa particolare fascia di mercato, possiamo affermare che il packaging abbia radicalmente modificato il proprio ruolo. Non si tratta più di un semplice contenitore, ma bensì diviene portavoce dell’immagine del brand e strumento di comunicazione nell’approccio con il cliente.

Anche un elemento, apparentemente semplice, come il tappo può divenire elemento di storytelling. Basta pensare al nostro progetto Abor: un metodo produttivo che permette di riutilizzare gli scarti di distillazione, altrimenti destinati allo smaltimento, per la costruzione della propria linea di chiusure personalizzate. O ancora all’intera gamma Signature, dove materiali pregiati come la ceramica, il legno e il metallo fanno da padroni per impreziosire qualunque bottiglia sigillata.

Nel segmento di mercato premium, quindi, il tappo non assume più solo un ruolo funzionale, ma anche di estetica e di brand storytelling, andando a completare in maniera armonica l’intero involucro del distillato.

Ma quali sono gli elementi che identificano un packaging di lusso?

In questi ultimi anni sono cambiati anche gli elementi che identificano la premiumizzazione di un determinato prodotto. Se, fino a poco tempo fa, erano i materiali “shine” a fare da padroni nel packaging design di lusso, oggi è necessario puntare su originalità, personalizzazione, sostenibilità e tecnologia.

Sugli scaffali c’è sempre meno spazio per inserire nuovi prodotti e per promuoverli, ecco perché è necessario puntare sulle opportunità offerte dal contenitore e da tutti gli elementi ad esso collegati.

La sostenibilità

Sono sempre di più i brand nel mondo spirits che desiderano conquistare i propri consumatori puntando sul valore etico del green, con metodi di produzione attenti e sostenibili. In questi casi, com’è ovvio che sia, diventa necessario puntare su elementi di packaging riutilizzabili, in parte o nella loro totalità, oppure che riducano l’impatto ambientale grazie all’utilizzo di materiali di recupero.

Di questa categoria fa parte Abor, già menzionato, ma anche Duo: uno speciale tappo nel quale la testa si scorpora dal gambo, facilitando così il processo di raccolta differenziata. Altro esempio virtuoso è Mekano, la chiusura firmata da Tapì Revò che permette infinite possibilità di tappatura.

L’emozionalità

Un prodotto premium deve necessariamente trasmettere qualcosa al cliente finale, ovvero un’emozione. Ma prima di arrivare al liquido è necessario passare per il packaging, il quale dovrà essere strettamente coerente con il contenuto.

Questo è il caso di una delle referenze Tapì più recenti: Ayam, un saké francese che si pone come punto di incontro tra Oriente e Occidente, tra tradizione e innovazione. Il packaging ne racconta perfettamente la storia, tra trasparenza, eleganza e modernità della chiusura adottata.

L’artigianalità

Premium, talvolta, può essere sinonimo di “artigianale” nel suo processo di produzione, del tutto o in parte. La tendenza del craftmanship è in continua crescita e i consumatori stanno diventando sempre più esigenti e attenti alle lavorazioni, oltre che alla stessa fattura del packaging.

Tapì vanta diversi esempi di artigianalità: dalla finitura effetto pietra di Signature Ceramic Inspiration Stone Effect, fino ad arrivare alla linea Signature Wood Inspiration con lo speciale Craft Effect, che prevede l’inserimento di inserti in pelle all’interno della testa in legno. Entrambi forti richiami al senso di artigianalità che permettono di comunicare al meglio questo importante valore.

Altri elementi immancabili per le chiusure dedicate a distillati premium

Come abbiamo visto, il tappo non svolge più solo un ruolo prettamente funzionale di chiusura della bottiglia, ma è divenuto parte integrante del packaging, ingrediente della strategia di comunicazione e di esaltazione del valore di prodotto.

Proprio alla base di questa idea, ovvero di dare importanza ad un elemento spesso sottovalutato come il tappo, nel 2015 nasce la linea Signature: una gamma di prodotti che esplora materiali particolari, come per esempio la ceramica, al fine di garantire preziosità e raffinatezza a qualsiasi distillato sigillato.

Tra i vantaggi di questa gamma di chiusure troviamo la pesantezza dell’oggetto. Un tappo in ceramica, oppure in legno, non potrà mai essere leggero per sua stessa natura e composizione e questa è una caratteristica fondamentale che non dovrebbe mai mancare a una chiusura destinata al mercato premium.

Il peso, infatti, fa parte di quegli elementi di comunicazione (visiva e tattile) che permettono di definire la qualità del singolo prodotto. In pratica, se il packaging nel suo complesso risulta essere pesante, il consumatore finale tenderà a fornire un maggior valore al distillato stesso.

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Come scegliere il giusto tappo per il tuo distillato

tapigroup 29 Aprile 2020 0

Tutti i consigli firmati Tapì per la scelta del giusto tappo per il tuo prodotto

Scegliere il giusto tappo a chiusura del proprio distillato è tutt’altro che semplice. Sono molteplici le variabili da considerare, a partire dalla tipologia di prodotto che si intende realizzare fino ad arrivare al target di riferimento.

Prima di vedere singolarmente tutti questi parametri, però, è necessario fare un piccolo passo indietro. Un tappo non è solo una chiusura fine a sé stessa, ma deve essere in grado di conservare il liquido senza incidere sul gusto e sull’aroma. Inoltre, essendo parte integrante del packaging non può e non deve essere lasciato al caso, ma deve essere esteticamente coerente con gli altri elementi e con il messaggio che si intende trasmettere ai propri potenziali clienti.

Fatto questo inciso, vediamo assieme come scegliere il giusto tappo per il proprio distillato premium o super premium.

Il tipo di prodotto

La prima variabile da tenere in considerazione è proprio la tipologia di distillato che si intende produrre. Nel caso di liquori e spirits la barriera all’ossigeno non è il fattore determinante, ma deve comunque essere in grado di tutelare la bottiglia da eventuali sollecitazioni esterne, come per esempio le alte temperature. Questo fenomeno specifico merita un’importante considerazione, in quanto è possibile che con il caldo il liquido si dilati, aumentando la pressione presente nello spazio tra il liquido e la chiusura, alzandola e provocando danni estetici e perdite di contenuto. Inoltre, come già anticipato in fase introduttiva, un tappo deve sempre garantire l’assenza di interferenza con il liquido, oltre che contribuire all’estetica generale del prodotto.

Nel segmento dei distillati premium e super premium, cosiddetti “tappi a T” garantiscono il perfetto bilanciamento tra estetica e prestazione tecnica. E proprio in questa categoria Tapì ha creato e rafforzato il suo posizionamento da oltre 20 anni. Questa tipologia di chiusure possiede questo nome proprio in virtù della sua forma, in quanto dotate di gambo, che va ad inserirsi all’interno del collo della bottiglia e di testa, ovvero l’esterno che non entra in contatto con il liquido.

Questa sua composizione permette la produzione di teste in qualsiasi materiale. Legno, plastica, alluminio, ceramica sono tra i più utilizzati in Tapì, ma possiamo anche ideare progetti speciali su richiesta, o utilizzare metodi di produzione innovativi, come per esempio Abor che prevede il recupero degli scarti di distillazione per la creazione della chiusura del prodotto stesso. Ovviamente, tutto può essere personalizzabile a livello di colore, stampe, incisioni, rilievi, laserature, marchiature a fuoco e con inserti di vario genere.

Per quanto riguarda il gambo, anche in questo caso i materiali possono essere diversi: quelli da noi più utilizzati sono polimeri (o bio-polimeri) sintetici, ideali per evitare problematiche di cessione del materiale, cosa che può capitare ad esempio con il sughero abbinato a degli spirits chiari.

L’alcool, fungendo da solvente, è in grado di estrarre dal sughero una grossa quantità di polifenoli, in particolar modo tannini, che possono arrivare a dare un colore giallastro al liquido trasparente, rovinando così il prodotto.

Ecco, quindi, che il gambo in sintetico resta tra i più utilizzati. Questo non significa che il sughero non sia adatto alla produzione del gambo per i tappi a T, anzi, in Tapì lo utilizziamo soprattutto quando si tratta di spirits scuri e generalmente invecchiati. In alternativa, come sempre c’è la via di mezzo che, in questo caso specifico, si chiama micro-agglomerato. Questa soluzione “ibrida” è una sorta di compromesso tra il sughero e il materiale sintetico.

Il contesto e pubblico di riferimento

Come già anticipato, il tappo è un elemento molto importante che compone il packaging. Nel segmento di mercato relativo agli spirits premium e super premium è quindi importante scegliere una chiusura che sappia ben coniugare la funzionalità al design. Ed ecco, quindi, che entrano in gioco le variabili del contesto e del pubblico di riferimento.

Questo concetto, in particolare, si sposa con la percezione qualitativa del prodotto. Il packaging, nel suo complesso, è una leva di acquisto molto importante, per questo è importante che i singoli elementi che lo compongono siano tra di loro coerenti ed esprimano messaggi importanti da parte del brand.

Per esempio, un distillato prodotto con metodi sostenibili, materie prime selezionate e particolarmente attaccato alla stessa natura del proprio territorio di origine potrebbe utilizzare una chiusura creata attraverso Abor, il processo produttivo ideato da Tapì che consente il recupero degli scarti di distillazione altrimenti destinati allo smaltimento. In questo modo si aprirebbero molte porte allo storytelling, ovvero al racconto del prodotto a partire dalla sua origine, senza dimenticare l’altissimo valore dato dal concetto di green design alla base del metodo di produzione. Allo stesso tempo, un prodotto posizionato nel segmento luxury, con un packaging elegante e raffinato, può ben sposarsi con un tappo dalla testa in ceramica, magari decorata con effetto craquelè.

Il contesto, quindi, come abbiamo compreso, è davvero importante per posizionare al meglio un prodotto all’interno della propria nicchia di mercato e la percezione di valore trasmessa al pubblico è altresì fondamentale per decretare, o meno, il successo di un liquore o distillato.

La bottiglia

La scelta del giusto tappo dipende anche dalla bottiglia che racchiuderà il distillato. Al fine di ottenere una tenuta maggiore, il modo migliore per prendere una decisione è quello di testare alcuni campioni direttamente sulla bottiglia piena.

Se non si ha questa possibilità diventa necessario partire dai progetti tecnici del vetraio produttore della bottiglia, in genere allegati al momento dell’acquisto.

Queste indicazioni, generali, garantiscono la massima tenuta evitando fuoriuscite di liquido. Ovviamente esistono altri fattori che possono influenzare la selezione, come per esempio la conformazione dell’imboccatura della bottiglia. Per questo motivo, il consiglio di provare una campionatura, prima di procedere con la scelta, resta basilare.

In conclusione

I consigli sopra riportati sono delle indicazioni fornite in base alla nostra esperienza. Ad ogni modo, suggeriamo di valutare tutti gli elementi e fattori coinvolti: bottiglia, tipologia di prodotto, livello di riempimento e packaging nel suo complesso.

Contattaci per avere una consulenza da un nostro manager di zona.

Beverage packaging design: i nuovi trend per il 2020

tapigroup 21 Aprile 2020 0

Le sei tendenze da non perdere nel mondo del beverage packaging design per quest’anno

Come ogni singolo elemento all’interno del vasto mondo del design, anche il packaging di consumo deve essere in grado di raccontarsi e raccontare. Questo, infatti, deve saper comunicare il prodotto al suo target specifico di destinazione, anche sottolineando la value proposition dello stesso brand. Ma nel panorama altamente competitivo dei premium spirits, dove l’offerta aumenta di settimana in settimana, distinguersi dai propri concorrenti è diventato più duro che mai.

Negli ultimi anni, questa tendenza alla competizione spietata ha spinto i marchi operanti in questa specifica nicchia di mercato a sperimentare molti approcci innovativi al beverage packaging design, sia esteticamente che funzionalmente e il 2020 evidenzia dei trend interessanti proprio in questo senso.

Ecco sei tendenze in voga quest’anno, che ci aspettiamo domineranno il settore anche per buona parte del 2021.

1. Metamorfosi

Come suggerito dallo stesso nome, la metamorfosi è quel processo in cui un elemento di design si trasforma in qualcosa di nuovo, creando un’illusione ottica che aggiunge interesse visivo e attira i consumatori nella visualizzazione di dettagli più complessi del packaging.

Questa interessante tendenza artistica e all’avanguardia, soprattutto nel mondo del beverage packaging design, è un elemento distintivo molto importante e funziona molto bene al fine di comunicare determinate tipologie di messaggio.

Il brand Seedlip, per esempio, ha utilizzato un’illustrazione simbolo di metamorfosi proprio nella sua etichetta. Poiché l’azienda è famosa per i suoi distillati low e zero alcohol, possiamo affermare che il messaggio di cambiamento ben si adatta alla tipologia di prodotto, in genere alcolico, ma in questo caso modificato nella sua stessa essenza.

Questi valori trasformativi possono essere percepiti in ogni singola bottiglia: nel contenuto e nel packaging. Oltre all’etichetta particolare, accuratamente illustrata, troviamo una bottiglia piacevolmente arrotondata e trasparente, in grado di mettere in risalto tutte le sfumature del liquido ed un tappo, SCR Aluminium Tapì, capace di esprimere la semplicità e l’amore per la natura su cui si basa l’intero brand.

2. Dettagli e ricercatezza

Le ricerche hanno dimostrato che, nell’era attuale, i consumatori bevono meno, ma meglio. Questa è un’ottima notizia per le aziende produttrici di spirits premium, le quali sono alla costante ricerca di novità per soddisfare le esigenze di un mercato in costante evoluzione.

Proprio per questo motivo, i packaging devono essere in grado di trasmettere il valore del contenuto, soprattutto ai fini di differenziazione rispetto ai prodotti mass-market. Ecco perché ci si sta muovendo sempre più verso confezioni originali e di lusso. Questo importante trend porta quindi a colori più lussuosi, accattivanti, composizioni intense e ricche di dettagli. Ogni singolo elemento che compone il packaging deve andare in questa specifica direzione.

In Tapì ci consideriamo dei precursori nel settore delle chiusure di lusso. Non a caso, in questi ultimi mesi abbiamo sviluppato nuovi concept basati su materiali innovativi, come i legni esotici o la ceramica effetto pietra, anche cavalcando il trend della sostenibilità, ideando nuovi processi di produzioni basati sul recupero degli scarti per la creazione di tappi luxury e green.

3. Retrò e futurismo

Le parole retrò e futurismo, messe accanto, suonano come un ossimoro. Tuttavia, la combinazione di elementi di design che evocano il passato, con prodotti innovativi, può effettivamente funzionare molto bene.

Questo è il caso della gamma di chiusure Speakeasy Tapì, ispirata all’era del proibizionismo degli anni Venti. Studiata per premium spirits dallo stile artigianale, Speakeasy può essere un valido punto di partenza per la creazione di imballaggi che abbinano design futuristici ad un tocco retrò, con il risultato di design straordinari in grado di attirare i consumatori.

4. Sostenibilità

I prossimi cinque anni saranno decisivi per comprendere verso che direzione volgerà la crisi climatica attuale. I comportamenti dell’essere umano saranno la chiave e la consapevolezza verso scelte più sostenibili per l’ambiente è fondamentale, sia da parte delle aziende che dei consumatori.

In questi ultimi mesi, quindi, tutte le imprese attive nel mondo del beverage packaging design sono impegnate nella ricerca di alternative green e plastic free. Nel prossimo futuro ci si aspetta un’esplorazione sempre più forte di materiali ecologici, per la creazione packaging facilmente riciclabili e processi di produzione innovativi, senza dimenticare la qualità e l’estetica richiesta dallo specifico settore degli spirits premium e super premium. Proprio da questi concetti nascono chiusure, o gamme di chiusure, come Duo, Mekano e Abor.

5. Packaging trasparenti

L’utilizzo di bottiglie trasparenti, in grado di mettere in mostra il colore di un prodotto, è una tendenza già molto popolare nel settore beauty e skin care. Per quest’anno ci si aspetta una forte impennata di questo trend anche nel mondo del confezionamento di alimenti e bevande. Un’idea vincente che consente ai brand di adottare un approccio più minimale al processo di progettazione del packaging, ma in grado di porre il prodotto stesso al centro dell’esperienza del cliente senza compromettere l’impatto visivo.

6. Layout ben strutturati

Questa tendenza nel mondo del beverage packaging design si concentra sul modo in cui la tipografia selezionata da un marchio possa essere utilizzata a livello più ampio.

Il testo, che in genere è composto da una varietà di combinazioni di caratteri uniche e interessanti, è separato da linee chiare che dividono lo spazio in modo pulito ed equilibrato, rendendo facile la leggibilità. Questo approccio, inoltre, dona un senso alla struttura, piace ai consumatori e consente ai designer un approccio più minimalista nella creazione dell’intero packaging.

In conclusione

Quelli che abbiamo elencato sono alcune delle tendenze più in uso nel mondo del beverage packaging design per questo 2020.

Se hai un prodotto da lanciare sul mercato, o da rinnovare, contattaci per avere informazioni sulle nostre chiusure. In Tapì siamo specializzati nella produzione di tappi a T per il segmento premium e super premium. Piccoli gioielli in grado di esaltare qualsiasi prodotto che sigillano.

Contattaci per saperne di più